Gesù Bambino e il buco della serratura

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Gesù bambino e il buco della serratura

A casa mia i doni a Natale li ha sempre portati Gesù Bambino non Babbo Natale, forse perché non avevano il camino.
Quando chiedevo a Papà come facesse mai ad entrare in casa Gesù Bambino, visto che ogni notte, prima di andare a dormire, davamo tre bei giri di chiave alla serratura della porta in modo che la chiave non potesse uscire e i ladri non potessero entrare. Lui mi spiegava con l’aria di chi la sa lunga, che il bambino in questione era in grado di passare attraverso il buco della serratura e aggiungeva subito prevedendo la mia domanda, che era in grado di farlo anche con la chiave dentro.
A questa notizia io facevo un lungo “ohooooo”, a causa del mio grande stupore.
Col passare degli anni la mia statura aumentava e pure la mia astuzia, così dubitavo sempre di più che Gesù Bambino potesse passare ancora dai buchi della serratura, del resto non si può mica rimanere bambini tutta la vita!
Ogni anno era una sfida tra me e il Bambin Gesù, così l’avevo soprannominato. Cercavo regali che fossero sempre più difficili da far passare attraverso il buco impossibile.
“Per carità!” mi dicevo, lui sarà anche un gran contorsionista, ma un conto è passare attraverso la cruna di un ago e un altro è passarci a cavallo di un cammello, come dice bene anche il Don al catechismo.
Rafforzato nelle mie idee anche dalla fede, progettavo ogni Natale sfide più entusiasmanti, ma ogni anno lui aveva la meglio su di me. Da quel buco fece passare di tutto: automobiline, pattini a rotelle, pianole, computer e pure tavoli da ping pong.
Durante la mia sfrenata ricerca della vittoria il mio altruismo mi venne incontro, così provai a farmi regalare un frigorifero con annesso frizzer in grado di contenere un intero bue. Il nostro frigo purtroppo, era tragicamente caduto preda di un orda di cavallette mangia frigoriferi. Mio padre, che come sapete la sapeva lunga, sospettò un attacco di cacciaviti assassini più che di cavallette, ma non mi punì.
Mi ricordo che anche quella notte di natale, ricordata fino ad oggi come “Quella del Frigorifero”, rimasi di guardia alla porta armato di vernice spray, nel caso fosse invisibile. Perché, anche se lui lo fosse stato, il frigorifero non lo sarebbe potuto essere sicuramente e io l’avrei potuto verniciare rendendo così pure lui visibile!
Ero pronto! Avevo provviste per un intero esercito, sapevo che la notte sarebbe stata lunga, l’attesa snervante, e che per combattere, come dice bene mamma, bisogna mangiare… così non mi restava altra scelta: se volevo combattere dovevo ingrassare di almeno tre chili.
Le prime ore passarono lentamente, mettendo a dura prova la mia determinazione, ma sapevo che avevo ancora pochi natali a disposizione, perché come tutti sanno dopo una certa età i regali non li porta più Gesù Bambino e neppure Babbo Natale, le persone “Adulte”, sono infatti costrette a scambiarseli l’uno con l’altro… è triste diventare grandi!
Ma torniamo alla sfida, le ore si facevano più grandi mentre i miei occhi si facevano sempre più piccoli…
Era una tattica, una delle tante. Sapevo che il Bambin Gesù sarebbe arrivato, come tutti i dannati anni passati appena mi fossi addormentato, così decisi di far finta di dormire, simulando perfino il sorrisetto e la bavetta del bambino che sogna felice.
L’idea mi venne in una calda notte d’agosto, una di quelle in cui l’aria è così appiccicosa che non riesci a dormire e allora ogni pensiero è buono per non rimanere a guardare il soffitto della stanza e quello di battere quel saputello è sempre stato un ottimo pensiero.
Ero in posizione, la testa ciondolava a tempi alterni prima a sinistra poi a destra. Le mani erano raggomitolate come per nascondere qualche tesoro vicino al mio cuore e poi, il capolavoro: la bavetta, denominata più elegantemente dai libri di pedagogia “il rigagnolo del bimbo dormiente”. Tutto era perfetto, fin troppo reale, il rischio ora era solo quello dell’eccesso di immedesimazione e della tragica caduta nella propria trappola.
Del resto capita anche ai cacciatori più esperti di rimanere feriti dalle proprie armi! Mio zio, ricordo si ferì ad una gamba. Fu mia zia, probabilmente perché non aveva una buona mira. Ma questo non contava, l’unica cosa che importava e che dovevo assolutamente fare, era stare sveglio e prenderlo con le mani nel sacco, anche se questa volta era più facile che lo prendessi con le mani a guida del montacarichi visto l’enorme peso.
Stavo già pregustandomi la vittoria, vedevo le pagine dei giornali con la mia foto e quella del Bambin Gesù, con titoli del tipo, “Sono finite le scorribande notturne di G. B.”, “Catturato il genio delle serrature”. Quando, un rumore mi fece trasalire. Mi girai dall’altra parte continuando la mia recita, poi nulla. Se n’era accorto, pensai. Aveva forse intuito la trappola. No non poteva, ero stato attento. Tutto era stato curato nei minimi dettagli. Dovevo migliorare la mia interpretazione, sapevo che era rischioso, ma ero arrivato fino a quel punto e proprio ora non mi potevo tirare in dietro!
Così feci, ma la mia interpretazione raggiunse un tale livello di perfezione, da superare la realtà. Caddi in un sonno così profondo che mi svegliai solo il giorno seguente all’ora di pranzo.
Appena sveglio corsi ai piedi dell’albero per verificare se il Bambin Gesù ce l’aveva fatta anche quell’anno.
Correvo con la voglia di sapere, ma ero pronto ad una nuova sconfitta.
Entrai nella stanza. Ai piedi dell’albero si ergeva maestoso il segno della mia disfatta. Un frigorifero in acciaio inox gigantesco.
Avevo perso solo una battaglia, anche se l’ennesima ma la guerra sarebbe stata mia.
Quel giorno stetti nella mia stanza a studiare nuovi piani per riscattarmi, mentre mio padre,
senza nessun motivo,
stette a letto per giorni col mal di schiena.

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