Fortebraccio e la spia russa.

Un Estate al Mare Tra le Onde che Sorridono

Un Estate al Mare Tra le Onde che Sorridono

 

Ore 2.30, 34 gradi al terzo piano del monolitico grattacielo di borgo Cremisi.

Fortebraccio trasuda liquidi vitali da tutti i pori… è ormai agli sgoccioli, deve fare qualcosa… ma molto lentamente.

Ore 3.00, il mercurio del termometro schizza al centesimo piano in cerca di un improbabile fresco trapassando da parte a parte sette condomini.

Il Forte, saggiamente, non lo segue e decide di usare il cervello.

Attraverso un’interminabile serie di supposizioni, postula che nessun criminale sarà in grado di colpire il palazzo data la temperatura equatoriale, in quanto è certo di non ricordare notizia alcuna inerente a  furti o altri deplorevoli fatti capitati in quel dell’Equatore, per tanto la sua presenza lì è superflua.

Altri luoghi ora necessitano la sua vigilanza, Rimini ad esempio, sicuramente i delinquenti si sono trasferiti tutti li.

Ore 9.30, seconda fila di ombrelloni, tra due bollenti pupattolone straniere, luccicanti per via dell’olio solare, siede Fortebraccio il difensore della pace.

Vestito solo di un minuscolo perizoma leopardato e di una canottiera a coste fini, il Forte ostentando la sua possanza scruta l’orizzonte alla ricerca di pericoli per la quiete dei villeggianti, ed in mancanza d’altro, pupe colme di virtù.

Tutto sembra tranquillo: i bambini giocano ridendo a chi la fa più grossa e scommettono innocentemente su chi la pesterà.

Il mare è calmo come un olio e grazie alle petroliere che lavano le stive al largo si possono vedere stupendi riflessi arcobaleno sull’acqua.

Un urlo spacca la quiete e interrompe l’idilliaco momento.

Fortebraccio lesto lo ode, si alza in piedi alla ricerca del pericolo e con lo sguardo acuto come un Rambo lo scorge, e insieme a lui, una pupa che si agita a più non posso tra le sue braccia, quelle di un immenso polipo di una decina di metri di diametro.

Senza battere ciglio il Forte si strappa di dosso la canottiera, tra le urla di approvazione delle bagnanti, indi estrae dal terreno un ombrellone e come un guerriero a cavallo su di un bagnino nuotatore va incontro al leviatano con nelle orecchie le urla strazianti della bella da salvare, e negli occhi le sue siliconiche rotondità.

La sua cavalcatura di fortuna prende a tremare all’avvicinarsi del millebraccia, ma Fortebraccio lo sprona selvaggiamente e lo guida all’attacco, mentre il mostro marino rotea vorticosamente le estremità nell’intento di frustare l’aspirante eroe.

Il Forte con l’audacia che conosciamo lega al compagno nuotatore l’ombrellone e lo plasma a mo’ di spacca ghiaccio quinci estratto da una tasca interna, del propellente a reazione rapida e un imbuto, in pochi istanti fa ingurgitare la trippa ai fagioli al prode bagnino, il quale dopo un boato sentito anche a Cracathoa parte come un siluro contro l’incredulo mostro.

La pupa ancora tremante si butta tra le sicure braccia di Fortebraccio, il quale con presa da pallanotista, la afferra e delicatamente la palpeggia fino a riva, e lì, dopo due ore e mezzo di respirazione bocca a bocca la scorta fin nella sua stanza d’albergo.

Si dice che i due non uscirono se non dopo tre giorni, ma solo per cambiare stanza.

Nell’intimità, durante una piccola pausa, la pupa si presentò come una spia russa in missione segreta a caccia del temibile polipo Kaly, agente dei servizi segreti deviati della Cina popolare, poi aggiunse che il suo governo in segno di grande riconoscenza l’autorizzava a donargli, oltre a quanto già fatto con ardore, un super cannocchiale per vedere anche attraverso i vestiti. Fortebraccio per sdebitarsi ci diede dentro per altri tre giorni.

Fortebraccio attaccato com’era al suo dovere abbandonò Rimini solo dopo le prime nevicate.

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