La Scheggia nel Cuore

Schegge nel Cuor

Schegge nel Cuor

Ciao come stai?
Ma ora tutto bene grazie. Sai nei giorni scorsi abbiamo preso un bello spavento.
Cosa è successo, racconta.
Sai, dopo il trasloco nella casa nuova…
      in casa ci sono molte cose da fare,
             Cristien era via per lavoro così decisi di darmi una mano e fare un pò delle cose che normalmente faceva lui.
Certo, capisco, ottimo mi fa piacere sentirti attiva di nuovo.
Si lo sono stata ancora una volta, quel giorno però…
Era ormai tardo pomeriggio, il sole era basso e non si vedeva più così bene, decisi comunque di fare ancora un’ultima cosa, sai non mi piace stare nello sporco,
mi piacciono le cose che splendono,
il profumo di primavera,
                   il profumo dei boschi,
                          il profumo di un giardino fiorito
il profumo di mare che si sente la mattina presto
il profumo di un bambino piccolo subito dopo il bagnetto, il profumo di talco al mentolo.
Ma nel bidone azzurro, il bidone differenziato che contiene indifferentemente latta e vetro li… li non c’è profumo, non c’è pulizia, le poche cose che brillano sono sporche e nauseanti.
Mi feci comunque coraggio, aspirai profondamente dalla bocca e poi feci uscire lentamente l’aria cattiva, misi del balsamo al mentolo e timo sotto le narici e una mascherina da chirurgo per evitare contagi. Iniziai a rimuovere con attenzione il contenuto e lo appoggiai su un panno bianco.
Presi del detergente antibatterico, lo spruzzai con perzia e iniziai a strofinare, strofinare sempre più forte perché quell’odore e quello sporco dovevano andare via, via dalla mia casa, via da me…
Un dolore lancinante al dito mi fece urlare e invocare l’aiuto del Signore, il mio salvatore, la mia guida, mia speranza…
Qualcosa mi aveva morso, forse la creatura che abitava il bidone azzurro.
     Uno sporco maiale di vetro e Ferro, puzzolente, tagliente, brillante.
Qualcosa mi aveva afferrato e non voleva più mollarmi, il dolore era terribile e cercava di trapassarmi la testa. Estrassi il dito dal bidone e lo alzai verso il cielo in modo da vedere bene il suo muso illuminato da un sole latitante. La creatura aveva mollato la presa, il sangue lentamente scendeva. Guardai il dito da vicino, probabilmente era rimasto conficcato un dente, un suo affilatissimo dente, sottile, brillante. Brillava sulla punta del mio dito come la stella polare. Bruciava come il fuoco, forse mi aveva iniettato del veleno.
In quel momento non c’era nessuno a casa, misi il dito sotto l’acqua fresca della fontana, l’acqua si tingeva di rosso, uno splendido rosso rubino. Il dolore non cessava, anche se l’acqua ghiacciata sembrava lenire leggermente il dolore, ma il dente era ancora saldamente conficcato nel mio dito indice. Cercai di togliermi la scheggia ma con le dita non riuscivo e il sangue intanto, lentamente, scendeva goccia dopo goccia, come una clessidra dalla quale si consumava la vita. Chissà quanto tempo avevo ancora prima che tutto finisse.
Decisi di chiamare mia madre al telefono, del resto lei è la mia mamma e sicuramente avrebbe saputo consigliarmi bene.
Mi disse che quello che mi era successo era terribile, era pericolosissimo e rischiavo di morire.
      Disse che una notte sua madre, le raccontò di una donna che prese una scheggia di vetro in un dito,
           questa scheggia piano, piano,
                  navigò il corpo della donna, passando dalle vene e finì nel cuore della poverina straziando il suo cuore e facendola morire triste e senza amore.
A questo punto, presi coraggio, io sapevo quello che bisogna fare in situazioni emergenza, io sono una maestra e l’ho insegnato ai bambini.
Chiamai il 118 e spiegai rapidamente la gravità della situazione, gli raccontai della scheggia che stava navigando nel mio corpo e ormai stava per raggiungere il cuore,
    gli chiarii che me l’aveva detto la mia mamma, anche lei era maestra.
L’addetto del 118 mi disse di stare tranquilla, di respirare lentamente, che quel giorno era stata una giornata pericolosa, l’aveva chiamato una signora raccontando di un assalto da parte di un coccodrillo bianco fuori uscito da una risaia, ma anche in quel caso, lui aveva risolto ogni problema, quindi mi disse:
   “signora mi ascolti e si concentri, la sua scheggia scomparirà insieme al dolore,
           lentamente il sangue si fermerà e rimarrà un piccolo brillante che lei estrarrà con una semplice pinzetta per le sopracciglia e terrà per sempre come ricordo
                e questo ricordo sarà la sua forza.
         ed ora dica con me
                     sim sala bin”
La fissai per alcuni secondi quasi ipnotizzato dal suo racconto, poi con un invidiabile sorriso ebete le dissi:
  “Allora… Tutto è bene ciò che finisce bene…”
Passarono alcuni attimi, forse minuti poi la salutai, lei mi sorrise amichevolmente.
        Non so se fu solo suggestione ma le vidi i denti brillare come fossero schegge di vetro.
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