Cecchini

Finestra sull'altrove
Era una sabato pomeriggio, il primo caldo si faceva sentire con affetto e simpatia, invogliava a scoprirsi e ad aprire le finestre.
Alle quindici e trenta come concordato ero sotto la casa e suonai il campanello con una semplice e breve pressione.
Il cancello si aprí e con lui la porta di casa si dischiuse leggermente. Con passo spedito mi diressi verso la porta, mi feci sottile e attraversai l’uscio senza lasciare segni del mio passaggio.
Mi accolse Ivan, mi strinse con decisione la mano e mi afferró con forza l’avambraccio poi mi invitò a posare gli attrezzi all’ingresso e mi fece salire. Al piano superiore incontrai Dany. Lei mi abbracciò e mi baciò su entrambe le guance energicamente, poi sussurrando mi chiese notizie degli altri componenti del gruppo e della loro inspiegabile assenza. Spiegai che ero di fretta, in un ora volevo iniziare e terminare il lavoro con successo. Mi sorrisero poi Dany mi fece segno di seguire Ivan. Prima che potessi proseguire mi fermò afferrandomi un braccio e rapidamente scarobocchió su uno foglietto:
“Le Finestre Ci Vedono Ci Sentono e Chia   “
Si interruppe bruscamente, il telefono squillò. Ivan e Dany si guardarono bianchi in viso. Dany sparì in una stanza vicina, forse in cerca del telefono che poco dopo si zittì.
Seguii Ivan insieme ad un buon numero di domande che deciso di tenere per me; superammo un breve ma buio corridoio che ci portò ad una apparente camera da letto.
Ivan aprii un armadio. Comparve una stanza piena di attrezzi e video terminali. Mi accomodai incastrandomi in una sedia a forma di zeta, quindi inziai il lavoro.
Dopo quarantacinque lunghi minuti ero ancora nel pieno delle mie attività, ero in tremendo ritardo. Dany aveva appena riattaccato il telefono, era visibilmente provata. Ivan appena la vide trasalí, era preoccupato, senza motivo apparente le indico le finestre a sud con fare interrogativo, lei scosse il capo e puntó il dito verso il lato est, quelle vicino all’ingresso. Lo sguardo di Dany sembrava chiedere aiuto, pareva avesse bisogno di parlare, di raccontarci, forse di urlare per liberarsi. Dany non gridava, né chiedeva aiuto, forse era senza voce o senza forze per farlo. Lentamente stava attraversando  la stanza, Ivan stava facendo lo stesso per andarle in contro. La sua camminata era incerta, sembrava trascinare qualcosa, forse un corpo vuoto.
Dopo poco il telefono riprese a suonare. Mi parve avesse iniziato a squillare nuovamente non appena Dany  passó davanti alle finestre. Con un filo di voce, quando fu vicina, ci disse “…ci hanno visto di nuovo… dannate  finestre… ” poi scomparve nuovamente e il telefono smise di strillare ancora una volta.
Tre quarti d’ora dopo io ero ancora al lavoro e non vedevo la luce, la soluzione era maledettamente sfuggente ma non lontana. Sentii qualcosa o qualcuno strisciare nel buio, stava venendo verso di noi. Interruppi il mio lavoro e la simbiosi con la sedia a forma di zeta. Strizzai gli occhi per cercare di vedere cosa fosse, ma non mi avvicinai, non per paura era solo che avevo un lavoro da portare a termine e quella situazione non mi piaceva, mi toglieva l’attenzione necessaria.
Di li a poco, la cosa entró nel fascio di luce che fuoriusciva dall’armadio. Era Dany, o quello che ne restava. Era stanca, pareva consumata, gli occhi scavati, vuoti, senza luce. Le andammo in contro, questa volta, cercando di stare bassi con la schiena, il più bassi possibile non volevano che succedesse ancora, qualunque cosa fosse accaduta.
Dany era sdraiata sul pavimento aveva le labbra secche, questa volta pareva disidratata quasi raggrinzita, come una foglia vicino al fuoco. Ivan prese una bottiglietta azzurra e cercò di farla bere piano piano. Lentamente Dany parve riprendere colore e luce negli occhi.
Non sapevo quale fosse la causa ma avevo capito che era là fuori; oltre le finestre qualcuno ci osservava e forse avrebbe voluto nutrirsi di noi.
Poi, senza chiederle nulla Dany iniziò a parlare, cambiando di tanto in tanto il tono della voce:

Jessicah aveva litigato con Kevin, quello stronzo aveva preferito il calcetto ad una serata con lei sul divano e la Maria alla televisione e poi lei voleva studiare da estetista ma lui non era d’accordo, non voleva stare con una imparata voleva farla morire nell’ignoranza e poi la faccenda della tavoletta del cesso e che quando piscia sembra credersi sulla torre di Giotto a vedere il panorama per non parlare delle calze da calcetto appallottolate per far chissá quale trucco di magia e poi…
Krizia, parrucchiera affermata, era appena tornata dal sud Africa per una battuta di caccia e prima cosa ci teneva a confermare che era proprio  tutto vero quello che raccontavano sui neri, mentre per la faccenda dei nani doveva ancora approfondire. Da quando sta con uno col Porche la sua vita aveva finalmente un senso, gioielli, auto di lusso e feste toppissime e che era ora che anche lei smettesse di farlo alla missionaria perché come si dice: Cavallo Pazzo vuole il tuo scalpo e io modestamente lo conosco! Ragazza esci di casa, fatti crescere una quarta di reggiseno come ho fatto io e apri la caccia! lascia quello sfigato…
La signora Giugliotti…   ieri suo marito aveva ritirato i risultati della TAC, il referto faceva intuire un altra operazione nel breve, poi le terapie e tanto dolore, troppo da sopportare per una donna ammalata che tutti credono cattiva solo  perché lei non può sopportare più di vederlo, sta tutto il giorno con gli occhi bassi, sempre in silenzio, sempre a dormire mentre la notte gira per casa e non la lascia riposare, e lei dovrebbe essere quella cattiva solo perché prega perché il giorno dopo lui non si risvegli più! Dany non pensi che anche io meriti la pace e in fondo anche lui?!

Dany perse i sensi nuovamente ma ora sembrava in pace. Io sfinito presi le mie cose e dissi che sarei tornato a finire il lavoro alla prima eclissi di luna.

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