Ai piedi dell’oracolo

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La mattina era scura e opaca, gli uccelli cinguettavano in modo strano, senza emettere alcun suono.
Mi alzai in fretta, la sveglia suonava acida, feci colazione con del malox, il latte non c’era e il caffè era solo un felice ricordo.
Mi vestii senza saperlo, ma per fortuna e per abitudine lo feci. Salii sull’auto, inserii e girai la chiave e accesi il cruscotto in attesa del benestare del computer di bordo. L’auto ci pensò un po’ prima di dire tutto OK. Non era brava a mentire, ma questo lo capii solo in seguito. Misi in moto e partii, nel frattempo il cielo si era schiarito anche se solo leggermente. Il senso di opacità comunque restava.
Dopo poco mi trovai in una coda ma senza capo. Forse un incidente, una processione o la solita improbabile gara ciclistica di pensionati. L’unica cosa certa è che ero completamente fermo. Decisi di deviare dalla retta via, ero troppo in ritardo.
La strada rapidamente iniziò a stringersi e il bosco, comparso improvvisamente, ad infittirsi, poi d’un tratto mi trovai in una piccola radura circolare. Non c’ero mai stato.
Vidi di sfuggita una persona, la inseguii,  cercai di avvicinarmi. Mi avvicinai. Non c’era nessuno, era solo un ombra frutto del bisogno di indicazioni o della mancanza di zuccheri.
L’auto si fermò di colpo senza poter discutere, mi ritrovi in uno spazio isolato circondato da alberi, alti alberi, in mezzo un braciere spento acceso da nessuno.
Cercai di ripartire, la situazione mi inquietava. Feci girare la chiave. Il computer di bordo mi disse nuovamente che era tutto OK ma l’auto non ‘tossiva’ neppure.
Intorno a me era solo silenzio, tremore di alberi e di chiappe, le mie.
Rimasi per qualche attimo immobile nell’abitacolo, poi mi feci coraggio e feci quello che fanno gli uomini veri, quelli che sanno risolvere i problemi in ogni situazione con virilità.  Feci pertanto ricorso al mio spirito guida.
Le mie mani e i miei occhi si misero a muoversi da sole. Sentii un tac, poi qualcosa sembrò aprirsi, mi feci coraggio e scesi dall’auto ma lentamente.
Intorno non c’era nessuno. Mi sentivo osservato.
Alzai il cofano, mi misi in adorazione del vano motore e iniziai a pregare sull’altare della meccanica. Iniziai toccare cose senza saper bene cosa fossero. L’acqua dei tergicristalli era bassa ma sufficiente. I cavi della batteria erano integri e ben connessi. Rimossi un tappo e con lui venne fuori un lungo ago dalla cui punta gocciolava liquido denso e scuro forse sangue di drago.
Prosegui la mia preghiera, con gesti sconnessi e invocazioni agli dei in ricordo dei soldi spesi per auto e per i tagliandi eseguiti con precisione. E ancora, sempre più veloce e sincopato in un intreccio di madonne e tentativi terreni con il motorino d’avviamento. Poi, dopo più di un’ora di tentativi, sconfitto e con l’auto stima a pezzi, presi il cellulare e chiamai.
Pronto, si buongiorno, sono Xxxxxx l’auto non parte più, sono rimasto bloccato. Sono qua, in un boschetto nei pressi di Varallo Pombia, provincia di Novara, ho un problema con l’auto le dicevo, forse è lo spinterogeno o la valvola FAPS no guardi penso sia il sincrotrone protorotante… potete mandare subito un carro attrezzi…
La ringrazio gentilissima. Si sono socio A.C.I. da vent’anni.
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