Paciuli e Fortebraccio

borgoCremisi02

Phara, quartiere distaccato della periferia di Borgo Cremisi, ore 17.30 del giorno 26/12/19…

All’ombra di tre imponenti grattaceli, Paciuli guerriero impavido a capo di un’orda di cavalieri privi di voto, in quanto marinatori di scuole, si preparava a spargere il panico tra i villani del borgo. Unico difensore della pace in quei freddi giorni… Fortebraccio uomo capace di far sembrare vero l’impossibile, figuriamoci l’improbabile!

Quel giorno Paciuli arrivò sgommando in sella alla sua belva urlante, grazie alle cartoline poste nei raggi del potente mezzo. Arrivò sotto casa di Frank, uno dei suoi migliori guerrieri. Arrivò con in viso la follia del mangiatore di coltelli nei giorni di tosse. Frank dal canto suo, riconobbe in lui l’uomo delle grandi occasioni, così senza nulla dire si recarono al Metamorfosi, luogo di ritrovo della banda.

Li, i suoi prodi, ispirati da chissà quale angelo messaggero già si allenavano per l’incursione, sputandosi addosso, tirandosi porconi mentre Mind, la mente del gruppo, ripassava il nome delle madri dei villani, per l’attacco finale.

Frank tuonò all’aroma di tonno per attirare l’attenzione dei compagni, poi passò la parola al capo. Paciuli con un balzo felino salì su bancone del bar e fissando diritto negli occhi la sua tribù, iniziò con forza e decisione degne di un gerarca, a illustrare l’agenda della giornata, in poche parole il caos.

I suoi combattenti ululavano dalla felicità e sbavando corsero ad inforcare le belve, le quali al loro arrivo s’impennarono per tre isolati.

Intanto nel cortile sottostante i tre grattaceli, Fortebraccio anche lui avvisato da un angelo, il quale per un paio di birre gli raccontò il piano degli avversari, si apprestava alle prove di contrattacco con un gruppo d’amici condomini.

Iniziò col primo dicendogli che aveva il piede nella scarpa. Costui si chinò, e Fortebraccio lo colpì con una mazzata sulle orecchie, lasciandolo tramortito. Poi passò al secondo. Il fiero Ernesto ex campione condominiale di: “Caccia la balla”, il quale con sublime maestria sussurrò al Forte che il meccanico stava facendo la convergenza a Maria, sua fidanzata. Il Forte con l’astuzia di un Cocker, (animale noto appunto per la sua astuzia e per la sublime abilità nel gioco del poker, da qui il nome), simulò di cadere nel trabocchetto imprecando contro il suo meccanico di fiducia, ma al culmine della disperazione tirò fuori dalle sue capienti tasche, un super cannocchiale, il quale disse gli fosse stato regalato da una spia russa in vacanza a Rimini, dopo che lui l’aveva salvata da un polipo assassino. Così munito, si mise a guardare in direzione dell’officina, per controllare il fattaccio, quando… Si girò di scatto con il sorriso sulle labbra, dicendo che quella insieme al meccanico non era Maria, ma Mario fratello di Ernesto. Non fece a tempo ad aggiungere altro, che Ernesto partì in direzione dell’officina, brandendo tra le mani a mo’di spada, una chiave del 15.

Fu poi il turno di Ciro, detto il Gianduia perché se la faceva sempre nelle braghe, il quale esordì timidamente dicendo che a Rimini la volta della spia russa c’era anche lui e smentì ciò che aveva detto poco prima il Forte, spiegando che la spia non era russa, ne tantomeno spia, era infatti, un travestito locale, il polipo assassino era un cliente incontentabile, e il cannocchiale che gli diede… Be era… Insomma gli fece la convergenza gratis. Fortebraccio rimase un attimo senza parole, mentre silenziosamente emanava gas metano prodotto nel proprio stabilimento, indi prendendo in viso il colore dell’ira disse, che questa volta l’aveva fatta grossa. Ciro abituato com’era, subito si mise una mano nelle braghe per controllare la veridicità delle parole del Forte, e mentre era così intrappolato, Fortebraccio gli scoprì il pancino poi lo colpi spruzzando ghiaccio spray, creando nel piccolo Ciro turbolenze interstellari degne della trilogia intera di Guerre stellari, facendolo battere in ritirata.

Mentre i condomini plaudivano Fortebraccio, ancora una volta re incontrastato della balla, si udiva di lontano lo scalpitar funesto, di cavalli da guerra.

In breve ciò che era lontano si fece vicino, mutando al suo passaggio l’ambiente circostante, i cassonetti presero a fiammeggiare come bocche di vulcano o cesso di Mazzinga, i muri diventarono sfondo della gara artistica, monotematica dal titolo un po’ pretenzioso: “Il vaffanculo”, divenuto ormai manifesto della controcultura dominante le nuove generazioni, così irrequiete ma concise.

I villani non ebbero neppure il tempo di leggere tutte le scritte e arrabbiarsi per bene, che Paciuli e la sua tribù erano già di fronte a loro, in breve li accerchiarono e si misero a girare vorticosamente.

Paciuli diede il comando da tutti aspettato: la pioggia viscida volgarmente detta sputazza infernale. Tutti insieme, al grido: Oltughedernau, svuotarono le proprie sacche salivari, generando un effetto sorprendente, ammirato anche dai paesi vicini, che ignari dell’accaduto pensavano che l’effetto mirabolante fosse dato dai cannoni da neve.

Solo Fortebraccio, astuto come sappiamo, riuscì a scampare dal singolare bagno, grazie anche alla sua proverbiale agilità. Da fuori, rapido contrattaccò, imitando la voce di Paciuli, dicendo alla tribù avversaria, che gli stavano ciulando le biciclette. La pioggia cessò istantaneamente come per incanto e in risposta i villani, al grido del Gianduia: “smerdiamoli”, corsero tra le braccia dei nemici, spalmando per benino il mirabolante fluido sui nemici.

Paciuli come capo riuscì ad evitare il bagno di folla e iniziò lesto a tirare porconi a destra e a manca, ferendo nel profondo diversi villani. Subito, tutti i suoi prodi lo seguirono a ruota estraendo porconi dal cilindro con una facilità degna del principe dei prestigiatori. Mind compose bizzarre rime unendo il nome delle madri dei villani alle fasi più celebri precedentemente lette sui muri.

Da questo caos di voci si fece largo Fortebraccio colpendo abilmente Paciuli nel suo punto più nascosto: il cuore di mamma, sostenendo che quella beata donna di sua madre, mentre lui perdeva tempo qui con loro, Ella, la beata, si stava prodigando con l’idraulico in posizioni degne di un trapezista alato, e tutto questo solo per avere un piccolo sconto, in quanto Paciuli non lavorava mai e pensava solo a divertirsi sputando addosso agli amici…e chi guadagnava?

A queste parole il Paciuli si fece piccolo, piccolo, e si offrì di ridipingere tutti i muri per pochi soldi insieme alla sua tribù. Udendo queste e altre parole la tribù, dapprima rimase sconcertata, poi in breve senza capo. Così corsero rapidi a nascondersi al Metamorfosi per eleggere uno nuovo capo fiero e implacabile.

Le grida di felicità dei villani raggiunsero Mariuccia, la sorda del centesimo piano del terzo grattacielo, la quale riconoscendo in quelle voci quella del creatore, si buttò dalla finestra urlando:  “sono la tua serva Signore”, conficcandosi al posto della statua della bella mondina.

Ci fu un attimo di commozione per la donna, santificata poco dopo per radio dal vescovo locale, poi la festa per la vittoria continuò fino a notte tarda.

Il giorno seguente vicino alla statua della nuova santa edificarono quella di Forte Braccio, salvatore del borgo.

Seguiranno:

Fortebraccio e la spia russa (Il polipo assassino).

Il Metamorfosi.

Paciuli e Ilang.ilang (love story).

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